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Il Territorio

Turismo ¬ Ambiente ¬ Cultura ¬ Tempo libero

Le Colline Romane rappresentano l’area della Provincia di Roma con la più ricca concentrazione di storia, cultura e attrattiva turistica.

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Rete delle imprese

Il Programma di Sviluppo Integrato (PSvI), operante nell’area delle Colline Romane sin dal 2001, ha sviluppato un sistema produttivo integrato territoriale che, attraverso lo strumento del Patto Territoriale, ha coinvolto tutte le componenti sociali nella realizzazione di un’iniziativa di successo che ha avuto riconoscimenti di rilevanza nazionale.

Le Notizie

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    Sabato 31 Luglio

    Monte Compatri - Sabato 31 Luglio il Sindaco e l'Amministrazione Comunale di Monte Compatri...

  • IL RITORNO DEL CARAVAGGIO A CARPINETO

    Prossimamente

    Carpineto Romano - La tela del "San Francesco in meditazione sulla  morte" attribuita al Caravaggio ritornerà a Carpineto Romano...

  • 'R'ESTATE AL MUSEO': ARTI E MESTIERI DI OGGI E DI IERI A VELLETRI

    Dal 21 Giugno 2010 Al 10 Settembre 2010

    Velletri - Dalle ore 9 L'iniziativa è articolata su più settimane...

     

  • NASCE IL SITO WEB “ROMA INVESTIMENTI”

    Da Oggi

    Roma - Da oggi è on-line il sito internet di Roma Investimenti...

  • IL VOLONTARIATO, UNA RISORSA PER RITROVARE IL SENSO DELLA VITA

    Venerdì 4 e 11 Giugno

    Ariccia -  Il volontariato come stile di vita capace di indirizzarne scelte dandone nuovo senso...

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ALLA SCOPERTA DEI MONTI LEPINI

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Lungo la strada delle spigolatrici

Nel periodo della mietitura, quando ancora la maggior parte delle terre era di proprietà dei feudatari e del clero, alle donne spettava il compito di raccogliere con pazienza le spighe di grano cadute e lasciate a terra. Le lunghe giornate passate nei campi venivano spezzate solo dal pranzo. I primi a partire da casa all'alba erano i mariti, le donne invece partivano più tardi, dopo aver preparato il cibo. Era un pasto consumato sotto gli alberi ma non per questo frugale. Il primo non mancava mai e spesso c'era anche il secondo e il contorno. Grazie all’abbondanza delle acque del fiume Sacco, i raccolti non erano mai magri e i contadini, oltre a consegnare la parte al padrone, riuscivano a fare la scorta di grano per tutto l'anno. La strada delle spigolatrici attraversa quattro cittadine arroccate sulle pendici nord-orientali del comprensorio. Tutte guardano la Valle del Sacco, da secoli il più grande “granaio” dei Monti Lepini.

Artena, la città del grano

Gran parte della storia di Artena è legata alla produzione di grano. Il grano prodotto veniva macinato nel mulino che sorgeva lungo il fiume Sacco nei pressi di Paliano. Questo mulino era ubicato in un castello con torre quadrata difensiva risalente al XIII secolo, che era stata la mola dei Picari. La farina prodotta veniva utilizzata nella gastronomia locale per preparare pasta, pane e dolci. Piatti tipici: gnocchi di patate, gnocchi lunghi, pappardelle, tagliolini, spaghetti alla chitarra conditi con sughi vari, sagna a patacca, arrosticini e carni ovi-caprine. Prodotti tipici: pane, carni ovi-caprine, formaggi ovi-caprini, olio. Percorsi naturalistici: escursione all'antica città volsca di Piano della Civita. Da visitare: palazzo Borghese; granaio, palazzetto del Governatore, Convento dei Francescani, la Collegiata di S. Croce, il Santuario della Madonna delle Grazie.

Segni, la città del marrone

I segnini sono stati tra i primi a sostituire i castagneti dai frutti autoctoni con quelli di marroni. In questo settore la città vanta alcuni invidiabili primati: il 7% dei marroni prodotti in Italia e il 4,9% di quelli prodotti nel mondo si raccoglie a Segni. Ogni anno, all'inizio dell'autunno si celebra una sagra in onore del marrone. Piatti tipici: fregnaquanti, lo pa’ sotto, j’appallocco Prodotti tipici: marroni, pasta all’uovo condita con vari sughi, pane, copeta, giglietti, ciambelle scottolate. Percorsi naturalistici: escursione al campo di Segni e al monte Lupone Da visitare: area archeologica, museo archeologico.

Montelanico, la città della pasta fatta in casa

A Montelanico sono molte ancora le massaie che preparano la pasta in casa. Oltre ai classici tagliolini, fettuccine e pappardelle e ai tipici gnocchi lunghi, le massaie ancora preparano le “recchie de prete”. Ogni porzione viene incavata con la punta rotonda di un coltello e gli estremi vengono ripiegati facendogli assumere così la forma di un orecchio. Vengono conditi con vari sughi. Piatti tipici: abbacchi, capretti e maialini al tartufo, tagliolini, fettuccine e pappardelle, gnocchi lunghi e recchie de prete condite con vari sughi, ciambelline al vino, giglietti, santamarta, castagnole, pangiallo. Prodotti tipici: castagne, carni ovi-caprine e suine. Percorsi naturalistici: escursione al Campo di Montelanico, alla sorgente Rapiglio, al Monte Lupone, ai ruderi del Castello di Collemezzo e al laghetto Volubro. Da visitare: Fontana dei Putti in piazza Vittorio Emanuele II, chiesa di S. Pietro Apostolo.

Gorga, la città della pastorizia

Il vasto territorio montuoso, ricoperto da boschi tra i quali si slargano ampie praterie ha consentito ai residenti di dedicarsi da sempre alla pastorizia. I pastori rimasti continuano la tradizione di un allevamento allo stato brado e semibrado. Le capre e le pecore si cibano di foraggi non contaminati. Le carni mantengono quindi il profumo e il sapore di un tempo. Piatti tipici: gnocchitti conditi con spuntature e salsicce, con funghi porcini o galletti, polenta con vari sughi, talini con fagioli, coratella, marito. Prodotti tipici: carni ovi-caprine e suine, formaggi ovi-caprini, olio, tartufi, mantovana, anicini, panicella. Percorsi naturalistici: escursione alla sorgente Canai. Da visitare: fontana “La Pastorella”, chiesa di San Michele Arcangelo, chiesa di Santa Maria Assunta, chiesa della Santissima Vergine del Rosario.

Carpineto Romano, la città del pesce

Già nel XVII secolo, il Giovedì Santo, le confraternite del posto consumavano una cena a base di pesce. Le alici, le aringhe, le saraghe, il merluzzo, le sarde la facevano da padrone sulle tavole carpinetane. Un vecchio documento inviato nel 1821 dal gonfaloniere di Terracina a quello di Carpineto conferma che quella ittica è una delle attività produttive più antiche del posto. Piatti tipici: fettuccine con i funghi porcini o “prignoli”, polenta condita in tutte le maniere, pecora a “jo callaro”, abbacchio alla cacciatora, salsicce e braciole e diversi piatti della cucina marinara come risotto alla pescatora, spaghetti alle vongole, alici al forno e fritte dorate. Prodotti tipici: carni ovi-caprine e suine, formaggi ovi-caprini, castagne, tartufi, ciambelle, pangiallo e ’ntortalicchi. Percorsi naturalistici: escursioni a Pian della Faggeta, al monte Capreo e al monte Semprevisa. Da visitare: mostra permanente de “I Cimeli di Leone XIII” presso la Chiesa di S. Nicola, Museo “La Reggia dei Volsci” presso il palazzo Aldobrandini, chiesa di S. Leone Magno, Collegiata, Chiesa di S. Michele Arcangelo, santuario di S. Maria del Popolo, convento di S. Agostino e convento di S. Pietro.

Cori, la città del vino

I primi a decantare i pregi dei vini di Cori furono Ovidio e Marziale. Vini che nella maggior parte dei casi si ottengono con vitigni autoctoni: il Nero buono, l’Arciprete bianco, il Bellone, il Greco giallo e il Greco Moro. Oltre a questi si coltivano da sempre anche Malvasia di Candia, Trebbiano toscano, Cesanese e Montepulciano di Abruzzo. I vini ottenuti sono quasi tutti Doc (Denominazione di origine controllata) o Igt (Indicazione geografica tipica) Piatti tipici: scafata, pizza frella, cupolotti, zuppa di fagioli e ceci, fettuccine ai funghi, abbacchio e cacciagione varia, biscotti mandorlati, ciambelle scotolate, ciambelloni, biscotti all’uovo, tozzetti e ciambelline al vino. Prodotti tipici: vini, olio ed olive, sott'olii, prosciutto cotto, porchetta. Percorsi naturalistici: escursione al monte Lupone e al laghetto di Giulianello. Da visitare: resti del tempio di Ercole, mura poligonali, chiesa di S. Maria della Pietà, chiesa di S. Oliva, santuario del Soccorso.

 

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