C'ERA UNA VOLTA ...
Una passeggiata sulle Colline Romane a bordo dei tram dei Castelli


Le gite for de porta (…annamose a divertì…)
Nell’Ottocento le allegre scampagnate di fine settimana fuori porta, tanto decantate dal Belli nei suoi gustosi sonetti, si facevano a bordo di variopinti calessi, carretti e diligenze. Delle Ferrovie dello Stato, nemmeno a parlarne, tanto erano lontane le stazioni dai centri abitati. Nel Novecento, per fortuna, anche grazie alle “moderne” innovazioni tecnologiche, queste gite si trasformarono in festosi viaggi sui tram elettrici della S.t.e.f.e.r. che sferragliavano festosi alla volta dei Castelli Romani. Alcune vetture erano a due piani, dei quali il superiore, detto “l’Imperiale”, era dotato di un lungo sedile centrale che permetteva una stupenda veduta panoramica del paesaggio che scorreva intorno. Questi pittoreschi trenini che correvano giorno e notte nella campagna romana per collegare i Castelli con la capitale, a fine settimana, appunto, erano letteralmente gremiti dalle più svariate categorie della piccola e media borghesia in un appuntamento quasi spontaneo. Tra questi gitanti, una folta rappresentanza di “beverini” romani che salivano alle cantine castellane per celebrare solennemente quei riti che ben si convenivano al dio Bacco. Più che un viaggio di piacere, era una sorta di pellegrinaggio laico a tappe nelle fraschette e nei grottini dei Castelli. Ogni fermata fuori porta, era una buon’occasione per degustare il nettare delle vigne autoctone. A sera infine, l’ultimo convoglio diretto a Roma, detto “treno tropea”, riportava a casa gli euforici viaggiatori che, ormai esausti, si sfidavano a stornelli, canzoni e discutibili rime poetiche. La partenza del trenino avveniva nei pressi della Casa del Passeggero, presso Roma Termini, per proseguire poi verso Porta San Giovanni, la Via Appia e la fermata intermedia di Via delle Cave. La prima fermata fuori porta, era a Tor di Mezza Via sulla Tuscolana. Seguivano poi: Casal Morena, Villa Senni e il Bivio di Grottaferrata. Da qui partiva una deviazione verso Frascati. Da Grottaferrata invece, si proseguiva per Valle Violata e Valle Vergine dove v’era la coincidenza con la Funicolare per Rocca di Papa. Il viaggio continuava per Marino, Castel Gandolfo e Albano. Da questa ultima stazione infine, si proseguiva per Velletri passando per Ariccia e Genzano.


Storia di un tram
La storia della Stefer cominciò verso la fine dello scorso secolo, nel 1898, quando la Compagnia Thomson-Houston de la Mèditerranèe chiese, al Ministero dei Lavori Pubblici e al Comune di Roma, la concessione d’alcune linee tranviarie elettriche. Per questo motivo, “…con atto del 29 novembre 1899” costituì la Società delle Tramvie e Ferrovie Elettriche di Roma (S.T.F.E.R.). Prevedendo quindi l’elettrificazione della linea Roma-Frascati, progettò (dopo la costruzione della strada Frascati-Squarciarelli), un bel percorso che avrebbe coperto tutte le altre località lungo la strada Provinciale Maremmana: Marino, Castel Gandolfo, Albano, Ariccia e Genzano. Il 29 dicembre 1901, ottenuto il decreto di concessione, cominciarono i lavori. Condotti alacremente il 19 gennaio 1906 fu aperto il primo tronco, Roma-Frascati. Il 31 marzo dello stesso anno, il tranvetto arrivò a Marino. Subito dopo, seguirono Castel Gandolfo, Albano e Genzano, rispettivamente nelle date del 1° aprile, 2 aprile e 4 aprile. Un lunghissimo percorso la cui durata si aggirava sulle tre ore abbondanti. Più tardi, presso Castel Gandolfo, una veloce cabinovia privata (soppressa negli anni ’60), collegò la fermata con le rive del Lago Albano. Il 4 marzo1912 fu inaugurata una nuova linea diretta tra Roma e Albano che serviva le tutte località sulla Via Appia Nuova. Le corse, ogni ora e la durata del viaggio era di 50 minuti circa. Il 12 settembre 1913, ci fu il prolungamento per Genzano, Velletri e, nel 1916, sino a Lanuvio. Per circa quattro anni il servizio rimase fermo per gli eventi bellici del 1944. Riparati i danni dei bombardamenti, le corse ripresero nel 1948 dopo la ricostruzione del viadotto di Ariccia. Ormai, il declino dei tranvetti, era inesorabilmente cominciato. 1 Nell’agosto 1954 furono chiuse le tratte: Genzano-Velletri, Marino-Albano e Grottaferrata-Frascati. Nel dicembre1962, fu la volta della Roma-Grottaferrata-Valle Vergine e Valle Violata-Marino. Il 15 gennaio 1963, si fermò anche la funicolare per Rocca di Papa. La linea diretta Roma-Genzano infine, chiuse con l’ultima corsa di mezzanotte del 3 gennaio 1963. Tralasciando le nostalgie dei tempi andati, viene da considerare che questi preziosi percorsi si potevano aggiornare e trasformare in ferrovie leggere o metropolitane di superficie, oggi utilissime per decongestionare il caotico traffico automobilistico extraurbano. L’esodo si è capovolto verso la città, visto che i Castelli, ormai, sono divenuti dei nuovi insediamenti dormitorio proprio di quella categoria di viaggiatori che una volta andavano solo per svago e gustare un buon bicchiere di vino.


La funicolare per la Rocca
Nell’ottobre del 1906, come accennato, fu creata una deviazione da Squarciarelli (o Valle Violata) a Valle Oscura dove, nell’agosto dell’anno dopo fu inaugurata la funicolare per Rocca di Papa. Questa funzionava ad acqua (una soluzione davvero ecologica), ovvero, mediante la spinta del peso di un serbatoio posto al di sopra di ognuna delle vetture. Questo recipiente, riempito d’acqua alla stazione superiore, si svuotava lentamente facendo da contrappeso fino alla stazione inferiore. Il dislivello dell’impianto era di 105 m. con una pendenza massima del 385 per mille. Venticinque anni dopo, nel 1932, abbandonato il vecchio impianto, la funicolare fu sostituita con una a trazione elettrica. Il tracciato fu spostato di 1 km. e il dislivello diminuito a 92,75 m. In servizio due vetture (una a monte e l’altra a valle), ciascuna con 41 posti a sedere e 39 in piedi.


Feste e gastronomia
Scorrendo questo fantastico tragitto s’incontravano feste, eventi e personaggi dell’epoca. A Frascati, l’Estate Tuscolana e le famose pupazze con 3 mammelle. Vino Frascati d.o.c. A Rocca di Papa, fragole, funghi, polenta e castagne di bosco . A Grotta Ferrata, l’8 settembre la festa di San Nilo e la fiera del bestiame. A Marino in ottobre, la “Sagra dell’uva” con la fontana dei Mori che butta vino. Una festa inventata nel 1925 dal poeta Leone Ciprelli in ricordo della vittoria del marinese Marcantonio Colonna a Lepanto. Altre festività erano quelle del patrono San Barnaba e Santa Lucia. Si potevano degustare: fettuccine, coniglio al forno e fritto misto di pesce. Il tutto, ovviamente, veniva innaffiato abbondantemente con il buon vino d.o.c. del posto. A Castel Gandolfo, mitica Alba Longa e sede estiva dei pontefici, la “Sagra delle pesche” e la festa del patrono San Sebastiano. Sulla tavola: trote, spigole di lago e Colli Albani d.o.c. Sulla storica via dei Villini, la dimora liberty di Ettore Petrolini che, nel 1926 alla Sagra dell’uva, affidò alla voce di Romolo Balzani una sua celebre canzone: “Nannì”, ovvero, “Na gita a li Castelli”. Ad Albano, patria del Trilussa, le feste di San Pancrazio (12 maggio), San Francesco (4 ottobre) e Santa Maria della Rotonda (nella prima domenica d’agosto). Altra festa albanese ormai scomparsa, era quella delle Minenti, delle pie donne che, tornando dal pellegrinaggio notturno alla Madonna del Divino Amore, si fermavano nelle osterie a mangiare e bere in allegria. Latterini fritti, panpepato e pangiallo facevano gustare il buon vino Albano tanto caro ad Orazio. Ad Ariccia, trionfo della porchetta e del vino Albano alla festa di Santa Apollonia (il 29 luglio). A Genzano, nel giorno del Corpus Domini, l’“Infiorata” con i variopinti “quadri” composti con i petali dei fiori di bosco. Pappardelle al sugo di lepre, funghi arrosto e vino dei Colli Lanuvini. A Velletri, ancora feste e tavole imbandite con zuppa di cavoli, carciofi, funghi e Grechetto bianco. Tutte queste località distanti tra loro pochissimi chilometri, erano accomunate da un elemento tanto caro ai nostri allegri viaggiatori; il buon vino dei Castelli Romani. Oggi, purtroppo, grottini, fraschette e cantine si sono trasformate in locali d’elite. Pure le adorate osterie, ripulite a dovere delle vecchie muffe e degli antichi odori, sono state rimodernate anche nell’insegna: Hostaria, una discutibile trasposizione latina, che lascia soltanto presagire un salato conto a 5 stelle.


Carretti a vino
Vini D.o.c. come: il dolce cannellino prodotto sulle colline frascatane, il robusto vino marinese conservato nelle Cave di peperino, quello di Castel Gandolfo maturato nelle grotte d’Alba Longa, il gustoso vino di Albano, il buon Lanuvino e via dicendo, fino ad arrivare al prezioso nettare delle cantine Veliterne. Vini che al tempo arrivavano anche a Roma trasportato con cura sui lentissimi carretti a vino. A destinazione, però, giungeva sempre con sapori diversi da quelli d’origine. La colpa, in prevalenza, era data all’ossidazione con l’aria e allo “sbattimento” del viaggio; ma forse, anzi sicuramente, non erano estranee le manomissioni fraudolente dei vari componenti della filiera: cantiniere, carrettiere, vinaio, oste. Sta di fatto che, tornando ai nostri allegri viaggiatori, non a torto, lo preferivano gustare sul posto.
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