GIULIO II "IL PAPA GUERRIERO" TRA STORIA E LEGGENDA
Amante del territorio delle Colline Romane, ebbe a cuore l’Abbazia di San Nilo
Soprannominato “il Terribile” per il forte temperamento e la straordinaria forza fisica che caratterizzarono la sua figura per tutto il decennio pontificale (1503-1513), Giulio II ebbe fama di politico infido e “papa spadaccino”ma anche di grandissimo mecenate, ed entusiasta rinvenitore di alcuni tra i più importanti reperti archeologici giunti sino a noi, come il Laocoonte, il torso d'Ercole, il Tevere (oggi ai Musei Vaticani), l'Arianna coricata e molti altri.
Attorniatosi dei tre maggiori artisti del tempo, fregiò Roma con alcuni dei più grandi capolavori dell’arte rinascimentale, affidando al Bramante il piano di ricostruzione del Vaticano, a Michelangelo gli affreschi nella Cappella Sistina e il monumento funebre in S. Pietro in Vincoli, e a Raffaello gli affreschi nelle sale del palazzo di Niccolò V, le cosiddette Stanze.
Un papa che «aveva il genio delle grandi cose» come sostiene Stendhal nei suoi scritti e che non esita a paragonare a Napoleone per il modo impeccabile in cui intraprese i lavori per la nuova Basilica di San Pietro, la cui prima pietra fu collocata dal papa stesso il 18 aprile del 1506.
Il suo intento era quello di illustrare la religione attraverso maestose opere artistiche:“Noi reputiamo essere nostro dovere di promuovere il culto divino non solo con statuti, ma altresì con il buon esempio” soleva dire in pubblico, e la costruzione della Basilica di San Pietro è l’elemento tangibile del suo ambizioso progetto.
Nonostante l’amore per Savona, sua terra natia,Papa Giulio II aveva una passione viscerale per le nostre Colline Romane, in particolare per Grottaferrata la ridente cittadina collinare tra il colle del Tuscolo ed i Castelli Romani, tra Frascati e Marino, di cui apprezzava il clima salubre, la bellezza dei paesaggi e soprattutto la splendida Abbazia di San Nilo,fondata nel 1004 da San Nilo di Rossano Calabro.
E fu proprio lui, all’epoca ancora Cardinale Giuliano della Rovere, a dare all’abbazia l’odierno aspetto di fortezza, con i torrioni, le vedette, i fossati, le mura merlate ed il ponte levatoio, quali opere indispensabili per la difesa della badia che aveva subito in quel periodo gravi danni ad opera delle truppe del duca di Calabria e poi dagli Orsini e dai Colonna.
La sua ascesa al soglio pontificio fu essenzialmente dovuta alla parentela con papa Sisto IV, suo zio, che nel 1471, gli riconobbe la nomina a cardinale in San Pietro in Vincoli, come premio per aver sgominato una rivolta in Umbria e sottomesso il tiranno di Città di Castello, Niccolò Vitelli.
Più che per le qualità di bontà e umiltà proprie di un papa, Giulio II era essenzialmente un uomo d’armi, un “papa guerriero” e la scelta stessa del nome, non fu tanto un omaggio al pontefice San Giulio I che combattè moltissimo per la fede cattolica contro gli Ariani, quanto per l’ammirazione che riponeva nei confronti di Giulio Cesare. “Ma di un tal papa aveva bisogno quel tempo” come sostiene il Rohnbarcher, vista l’epoca di corruzione e nepotismo, di crisi dell’autorità spirituale e temporale del papato.
Dello stesso parere Burckhardt: “I tempi erano tali che bisognava essere o incudine o martello, e Giulio II, per conservare il suo Stato e per restaurare la potenza della Chiesa, fece da martello”.
Molti gli aneddoti tramandatici dagli storici riguardo il temperamento ardito del papa, come quello che narra di un episodio in cui mentre Michelangelo abbozzava la statua da erigere a Bologna in suo onore, dopo aver disegnata la mano destra del pontefice in atto di benedire, chiedeva “ma che farà la sinistra? Porterà un libro?”. E Giulio gli rispose: “A me un libro? Mi tratti da scolaro? Voglio una spada”, o quella riportata da Girolamo Lippomano, ambasciatore veneto secondo cui Giulio II ormai settantenne, dopo una lunga convalescenza dovuta ad una febbre molto alta, in un freddo gennaio del 1511 raggiunse l’esercito che stringeva i nemici francesi a Mirandola: “Giulio II è comparso contro l’aspettazione di tutti. Da quanto pare è pienamente ristabilito, gira intorno al campo nel turbinio di neve; non teme né vento né pioggia, ha una tempra da gigante. Ieri dì e oggi ha nevicato senza interruzione; la neve arriva al ginocchio dei cavalli, pur tuttavia il papa sta nel campo”.

E che dire della leggenda secondo la quale Giulio II gettò le chiavi di San Pietro nel Tevere, serbando soltanto la spada di San Paolo? Che si tratti di fatti realmente accaduti o di pura fantasia poco importa, quello che conta veramente è che questo papa, fanatico dell’arte e amante delle belle cose, abbia scelto di trascorrere alcuni momenti della sua vita nelle nostre splendide terre, lasciandoci come testimonianza indissolubile del suo passaggio gli splendidi torrioni, le alte vedette, i fossati, le mura merlate della nostra incantevole Abbazia di San Nilo, preziosissimo gioiello delle Colline Romane.
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