LA VIA RUPTA DEI PELLEGRINI
Dal centro di Roma al cuore dei Colli Albani
Nel 476 d.C. a seguito della caduta dell’Impero Romano d’Occidente, il ricco patrimonio di strade, che i Romani avevano costruito in oltre sette secoli di dominio, si avviava verso la decadenza poiché prive della necessaria manutenzione. Tuttavia queste strade “ruptae”, indicavano la “rotta” (road, rue, ruga) ai pellegrini, che da tutte le parti del mondo si avventuravano per percorrere i tragitti della cristianità medioevale. Roma era il punto di arrivo di numerose vie del pellegrinaggio dei popoli del nord e, tra queste, grande importanza ebbe la via Francigena, chiamata così perché aveva origine in Francia. Arravati nella città eterna, chi voleva dirigersi verso la Terrasanta poteva scegliere tra due percorsi, eredi delle antiche strade consolari dell’età imperiale: la via Appia e la via Latina. La prima era definita Regina viarum, fatta costruire dall’imperatore Appio Claudio con l’ambizioso progetto di collegare la Grecia con Roma e l’Impero romano. La “regina delle vie” era fiancheggiata degnamente dalla più umile via Latina-Casilina che con un tracciato meno decoroso impersonava i caratteri della carità e umiltà cristiane. Il tracciato della via Latina costituiva infatti una sorta di via naturale che si svolgeva per le valli del Sacco e del Liri, tra i monti Lepini, Ausoni e Aurunci da una parte e l’Appennino dall’altra. Si trattava di un antichissimo percorso formatosi spontaneamente per le necessità di comunicazione tra il Lazio e la Campania. Nel medioevo la strada subì non pochi mutamenti di percorso e cambiò addirittura il nome in Casilina, dal punto di arrivo Casilinum, corrispondente all’odierna Capua. Le fonti itinerarie dei secoli XI-XIII attestano il frequente uso di questa via che partendo da Roma aveva strada percorreva infatti la campagna a sud-est della città, attraversando i Colli Albani, grosso modo con il percorso della odierna via Anagnina, che passa tra Grottaferrata e Tuscolo. In questo percorso i pellegrini avevano modo di fare una sosta nella vicina abbazia di S. Nilo, dove il Cristo raffigura-to nel prezioso mosaico del portale sembrava accoglierli e guidarli verso il santo cammino. Oltrepassata Grottaferrata il percorso toccava, verso sud, Artena, corrispondente all’incirca al luogo ove doveva essere situata la “mansio” romana “Ad bivum”, così denominata perché in questo punto il percorso della via Latina incontrava quello della via Labicana. Nel Medioevo Artena era chiamata “Castrum Montisfortini” e così la
troviamo ricordata come punto di sosta negli itineraria del XII secolo. Proseguendo verso Colleferro ci si dirigeva in direzione di Segni, l’antica Signia dalla poderosa cinta muraria, segno della presenza di una cultura preromana depositaria di antiche tradizioni e consuetudini. Da qui la rupta proseguiva verso Capua, “civitatem archiepiscopalem”, toccando le città di Anagni, Frosinone, Cassino e Teano. Con la benedizione della chiesa romana il percorso della via Latina-Casilina giungeva così in Campania dove il pellegrino poteva ricevere conforto spirituale e approfittarne allo stesso tempo per svolgere attività di commercio. Un’occasione, dunque, di arricchimento spirituale ma anche culturale, dove l’uomo aveva la possibilità di conoscere gli altri ma soprattutto se stesso, per orizzontarsi tra i mille percorsi che la vita riservava.
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