PALAZZO BARBERINI

Palestrina - Il Palazzo Barberini di Palestrina, che oggi ospita un Museo Nazionale Archeologico, venne inizialmente edificato intorno al 1050 dai Colonna sulle strutture dell'ultimo livello dell'antico tempio dedicato a Fortuna Primigenia, dominando così il paese e tutta la campagna circostante.
La residenza fu completamente distrutta, assieme a tutta la città, una prima volta nel 1298 da papa Bonifacio VIII (come ricorda Dante nell'Inferno), poi di nuovo nel 1437 da Eugenio IV. I Colonna la riedificarono alla fine del Quattrocento con il permesso di Niccolò V, e vi abitarono fino al 1630, quando vendettero il feudo a papa Urbano VII Barberini. Questi lo cedette al fratello, che morì poco dopo senza mai vedere Palestrina. Fu dunque il successore Taddeo, marito di Anna Colonna, a far ampliare ed abbellire il palazzo baronale dieci anni dopo.
L'inusuale facciata concava dell'edificio è dovuta al fatto che occupa lo spazio della grande esedra antica che racchiudeva la cavea teatrale, la quale fu preservata come scalinata d'accesso al palazzo. All'interno sono visibili i resti del doppio portico corinzio che cingeva la cavea.
Nel 1640 Francesco Barberini, fratello di Taddeo e nuovo cardinale di Palestrina, riuscì a farsi donare il celeberrimo mosaico nilotico della fine del II sec. a.C. (scoperto accanto alla cattedrale alla fine del '500 e trasferito a Roma intorno al 1625), che venne collocato nel palazzo, dov'è ancora oggi esposto.
I Barberini abitarono il palazzo fino alla metà dell'Ottocento, quando si fecero costruire una altra dimora, più comoda, nel centro di Palestrina. Il palazzo disabitato andò lentamente in rovina, finché agli inizi del '900 il principe Luigi lo restaurò e vi creò il Museo Barberiniano, costituito dalle opere antiche trovate in area prenestina ed appartenenti alla sua famiglia.
Il palazzo fu di nuovo abbandonato, poi gravemente danneggiato dai bombardamenti dell'ultima guerra. Nel 1956 lo Stato ne acquistò e restaurò un'ala (i Barberini conservarono per sé l'altra parte, in cui abitano tuttora) per farne il Museo Nazionale Archeologico. Qui vennero esposti sia i materiali del Museo Prenestino Barberiniano, sia alcuni pezzi provenienti dal Museo Etrusco di Villa Giulia (che li aveva a suo tempo acquistati dai Barberini) e quelli rinvenuti a seguito degli scavi e del restauro dell'antico santuario e dell'area urbana di Palestrina.
Si è parzialmente conservata la decorazione pittorica delle sale, eseguita dalla scuola degli Zuccari e recentemente restaurata.
Tra i reperti esposti, che coprono un arco cronologico che va dal VII secolo a.C. alla fine dell'età imperiale documentando i vari aspetti della vita dell'antica Praeneste, spiccano le ciste, piccoli contenitori bronzei, per lo più cilindrici, per oggetti da toletta. Riccamente decorati ad incisione, con manici e piedi costituite da piccole sculture, la loro produzione iniziò proprio qui a Praeneste, nel V sec. a.C.. Dal 1994, il museo ospita la celebre Triade Capitolina, gruppo scultoreo raffigurante Giove, Giunone e Minerva, trafugata nel corso di scavi clandestini da una villa di età imperiale, presso Guidonia Montecelio ed avventurosamente recuperata dai Carabinieri. Vale la pena ricordare ancora il mirabile mosaico nilotico, risalente alla fine del II secolo a.C, che costituiva la pavimentazione di un'aula situata presso il Foro di Praeneste, il cosiddetto Antro delle Sorti, dedicata ad un culto orientale.
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