VILLA ALDOBRANDINI

Frascati - In posizione dominante su Frascati e su Roma si erge Villa Aldobrandini, in origine denominata “Villa Belvedere” per l'eccezionale panorama che le si apre davanti. Splendido gioiello di fine Cinquecento, questa maestosa residenza è in assoluto la più celebre di tutte le Ville Tuscolane. La sua storia iniziò quando il medico Pier Antonio Contugi da Volterra acquistò il fondo, in origine di proprietà dell'Abbazia di Grottaferrata, costruendovi nel 1560 una piccola ma sontuosa villa di tipo toscano. La villa cambiò di mano diverse volte, fino a giungere in possesso di monsignor Paolo Capranica, alla cui morte, nel 1596, venne confiscata dalla Camera Apostolica in risarcimento dei debiti. Due anni dopo, Papa Clemente VIII ne fece dono al Cardinale Pietro Aldobrandini, suo amatissimo nipote.
Non abbastanza grandiosa per l'ambizioso e ricchissimo cardinale, la villa fu dapprima ampliata, poi del tutto ricostruita, dall'architetto Giacomo Della Porta, che ne fece l'imponente dimora che vediamo oggi. Della Porta morì improvvisamente verso la fine del 1602, ma la nuova residenza, splendidamente affrescata fra gli altri dagli Zuccari e dal Cavalier d'Arpino, doveva essere praticamente già terminata, se pochi mesi dopo il cardinal Pietro poté ospitarvi lo zio papa.
Carlo Maderno e Giovanni Fontana vennero poi incaricati di condurre a termine la creazione del giardino, in particolare del teatro d'acqua o ninfeo, già ideato e disegnato dal Della Porta. Per assicurare un adeguato approvvigionamento d'acqua alle numerose e bellissime fontane del giardino, il cardinale acquisì le sorgenti della Molara e quelle presso il ponte degli Squarciarelli, costruendo l’acquedotto del Montefiore.
Nelle grandi nicchie nell'esedra del ninfeo sono poste le fontane ed i gruppi scultorei (la cui complessa simbologia è legata al mito di Ercole) che con i loro giochi d'acqua destarono tanta ammirazione nei visitatori di ogni epoca, mentre in un ambiente laterale del ninfeo stesso si trova la Stanza di Apollo, o delle Muse, affrescata dal Passignano e dal Domenichino (la maggior parte di questi affreschi si trova oggi alla National Gallery di Londra).
Alla morte del cardinal Pietro nel 1621, la villa passò alla sorella Olimpia, poi al figlio di lei, il cardinale Ippolito Aldobrandini, e nel 1638 alla nipote di quest'ultimo, Olimpia, moglie di Paolo Borghese, la quale nel 1647 sposò in seconde nozze Camillo Pamphilj. La villa restò ai Pamphilj (che abbellirono ulteriormente l'edificio e fecero erigere l'attuale muro di cinta con il portale d'accesso alla proprietà) fino al 1760, quando il casato si estinse, quindi passò ai Borghese. Nel 1832 Francesco Borghese, erede delle famiglie Borghese, Aldobrandini e Salviati, ottenne il permesso di usare il nome Aldobrandini; l'attuale proprietario della villa è dunque il suo discendente principe Camillo Aldobrandini.
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