VILLA GRAZIOLI

Grottaferrata - Al confine tra Grottaferrata e Frascati, circondata da un parco di 15.000 metri quadrati, si erge meravigliosa villa Grazioli, dimora tuscolana tra le più ricche a livello decorativo.
La villa risale al 1580, quando fu edificata dal cardinale Antonio Carafa, come riporta da una lapide nella cappella, postavi quando papa Gregorio XIII la consacrò. Nel testo, il papa loda l'amico per essersi costruito questa villa per dedicarsi non tanto ai piaceri terreni quanto a quelli spirituali.
Alla morte del Carafa nel 1591, la villa passò al cardinale Ottavio Acquaviva, il quale fece eseguire da Agostino Ciampelli la decorazione della galleria e di alcune stanze del piano nobile. Vi sono dipinte fra l'altro raffigurazioni mitologico-allegoriche del giorno, della notte e delle virtù. Questo ciclo pittorico, uno dei più importanti delle ville tuscolane, venne per lo più eseguito a tempera.
Dopo un paio di passaggi di proprietà, nel 1614 la villa venne acquistata dai Perretti Montalto, che la tennero per alcuni decenni. A questi anni risale la "Stanza di Eliseo", affrescata da un allievo di Annibale Carracci (forse suo nipote Antonio), dove sono raffigurati alcuni episodi biblici ed una veduta del palazzo della villa visto da sud.
Nel 1683 i Savelli, che avevano ereditato la villa, la vendettero a Livio Odescalchi, duca di Bracciano, che la fece restaurare. Nei primi decenni del '700, il suo erede Baldassarre Erba apportò profonde modifiche all'edificio, aggiungendovi un "appartamento novo" ed una "galleria nova", la quale venne interamente affrescata da Giovanni Paolo Pannini, celebre pittore piacentino. La galleria, lunga quasi 19 metri e larga più di 4, è decorata con splendide raffigurazioni architettoniche illusionistiche – finte colonne, archi, volte, balaustre, nicchie, stucchi e statue – e, sulla volta, allegorie degli elementi, delle stagioni e dei continenti.
Il Pannini dipinse anche le volte delle quattro camere del nuovo appartamento (la creazione della luce, della terra, degli animali, del sole e della luna). Sulle pareti, opera di Giuseppe Aldobrandini, sono raffigurati invece finti marmi e loggiati, grottesche, paesaggi e i simboli araldici degli Odescalchi. In questo periodo venne anche ridisegnato il giardino.
Nel 1833 l’edificio venne acquisito dal Collegio di Propaganda Fide che, dieci anni più tardi, lo vendette al duca Pio Grazioli, la cui famiglia la conservò fino al 1987.
Oggi la villa è sotto la tutela della Sovrintendenza alle Belle Arti, che ha seguito attentamente il lungo ed intenso restauro, durato dieci anni, reso necessario dalla devastazione provocata sia dal bombardamento del 1943 e dagli sfollati che vi si erano rifugiati, sia dall'essere di conseguenza rimasto disabitato e quindi soggetto a dannosissime infiltrazioni d'acqua, che avevano colpito soprattutto il ciclo a tempera del Ciampelli. I restauratori hanno riportato alla luce l’antico splendore di questa nobile dimora, ora trasformata in uno degli alberghi più sontuosi ed eleganti della zona.
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