PALAZZO BARBERINI

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Palazzo Barberini

Il Palazzo Barberini di Palestrina, che oggi ospita un Museo Nazionale Archeologico, venne inizialmente edificato intorno al 1050 dai Colonna sulle strutture dell’ultimo livello dell’antico tempio dedicato a Fortuna Primigenia, dominando così il paese. La residenza fu completamente distrutta, assieme a tutta la città, una prima volta nel 1298 da papa Bonifacio VIII, poi di nuovo nel 1437 da Eugenio IV. I Colonna la riedificarono alla fine del Quattrocento con il permesso di Niccolò V, e vi abitarono fino al 1630, quando vendettero il feudo a papa Urbano VII Barberini. Questi lo cedette al fratello, che morì poco dopo senza mai vedere Palestrina. Fu dunque il successore Taddeo, marito di Anna Colonna, a far ampliare ed abbellire il palazzo baronale. L’inusuale facciata concava dell’edificio è dovuta al fatto che occupa lo spazio della grande esedra antica che racchiudeva la cavea teatrale, la quale fu preservata come scalinata d’accesso al palazzo. All’interno sono visibili i resti del doppio portico corinzio che cingeva la cavea. Agli inizi del ’900 il principe Luigi lo restaurò e vi creò il Museo Barberiniano, costituito dalle opere antiche trovate in area prenestina ed appartenenti alla sua famiglia. Nel 1956 lo Stato ne acquistò e restaurò un’ala (i Barberini conservarono per sé l'altra parte) per farne il Museo Nazionale Archeologico. Qui vennero esposti sia i materiali del Museo Prenestino Barberiniano, sia alcuni pezzi provenienti dal Museo Etrusco di Villa Giulia e quelli rinvenuti a seguito degli scavi e del restauro dell'antico santuario e dell'area urbana di Palestrina. I reperti esposti coprono un arco cronologico che va dal VII secolo a.C. alla fine dell’età imperiale documentando i vari aspetti della vita dell’antica Praeneste. Dal 1994, il museo ospita la celebre Triade Capitolina, gruppo scultoreo raffigurante Giove, Giunone e Minerva, trafugata nel corso di scavi clandestini da una villa di età imperiale, presso Guidonia Montecelio ed il mirabile mosaico nilotico, risalente alla fine del II secolo a.C., che costituiva la pavimentazione di un’aula situata presso il Foro di Praeneste, il cosiddetto Antro delle Sorti, dedicata ad un culto orientale.

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