TEMPIO DI GIOVE E VIA SACRA

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Via Sacra 

Il Mons Albanus (l’attuale Monte Cavo) è la cima più alta dei colli Albani e faceva parte del territorio dei Latini, che la consideravano sacra. Sebbene alcuni studiosi ritengano che sulle sue pendici, in corrispondenza dei Campi d’Annibale dell’odierna Rocca di Papa, esistesse un nucleo urbano chiamato Cabum (da cui il nome attuale del monte), in realtà non ne è stata trovata alcuna traccia. Ciò che invece è assolutamente certo è che su questo monte sacro ai Latini sorgeva fin dai tempi più remoti il santuario di Iuppiter Latiaris. Si trattava di un santuario federale, centro sacrale, sociale, politico ed economico dei Latini, sede della loro più importante lega politico-religiosa. Qui si svolgevano le Feriae Latinae, l’antichissima festa della Lega Latina. L’importanza dei santuari federali era enorme, perché qui si incontravano e riunivano comunità diverse che si riconoscevano un tempio comune, non appartenente ad una città specifica (i Latini ne ebbero diversi, fra cui quello di Diana Nemorense sul lago di Nemi). L’importanza di questi santuari diminuì quando Roma, dopo aver distrutto nel VII sec. a.C. Alba Longa, la città più importante della Lega Latina, assorbì i culti federali e ne spostò l’epicentro costruendo templi “concorrenti” all’interno dell’Urbe (ad es., il tempio di Giove Capitolino nel VI sec. a.C.) ed addirittura celebrando qui le Feriae Latinae. Ciò nonostante, il tempio del Monte Albano, che venne ricostruito in pietra da Tarquinio il Superbo verso la fine del VI sec. a.C., rimase un centro religioso molto importante, tanto che qui venivano celebrate le “ovazioni” (da ovis, la pecora che veniva offerta in sacrificio), cioè trionfi minori, per quei generali per i quali non era stato decretato un vero trionfo. Al tempio si giungeva percorrendo la via Albana (oggi conosciuta come via Sacra), che si dipartiva dalla via Appia all’altezza di Ariccia, seguiva il bordo del cratere sopra il lago Albano e s’inerpicava su per il monte fino al santuario. Purtroppo quasi niente rimane oggi del tempio di Giove, pochi e frantumati blocchi di tufo emersi durante gli scavi del 1929, i quali portarono però alla luce anche la via Sacra, perfettamente conservata per un lungo tratto. È infatti facilmente percorribile a piedi, attraverso i fitti boschi, su per la fiancata del monte fino alla vetta.

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