
I Nei pressi di Licenza, lungo l’omonimo corso d’acqua che sfocia nell’'Aniene, si trovano i resti di complessi residenziali di epoca repubblicana. Tra questi si trova la villa di Orazio Flacco, sommo poeta latino. “Un rivo d'acqua limpida, una selva / non grande, la certezza del mio raccolto / fanno i giorni a me più sereni che a chi fulgente /impera sulla fertile Africa” (Carm. III,16). Così Orazio descrive la sua vita felice in questa villa che l’amico Mecenate, protettore di artisti e poeti, gli donò nel 32 a.C. A partire dal ’500, molti studiosi cercarono di individuare il sito della villa basandosi sui vaghi indizi che Orazio aveva lasciato nei suoi scritti – qualche nome di località, qualche descrizione del paesaggio. Il sito esatto venne finalmente identificato nel ’700 e confermato da scavi preliminari che rivelarono l’esistenza di un piccolo edificio sepolto sotto campi e vigneti. Soltanto ai primi del ’900 vennero intrapresi dei seri scavi archeologici, che portarono alla luce pavimenti a mosaico, suppellettili e opere d’arte che dimostrarono come questa dimora di Orazio fosse sì piccola, ma elegante e confortevole, dotata di una zona termale e di un giardino. Scavi più recenti hanno ulteriormente accresciuto la conoscenza del sito, uno dei più incantevoli della zona. A poca distanza troviamo la cascata di una sorgente d’acqua che dovrebbe essere proprio la “fonte Bandusia, chiara più del cristallo” a cui Orazio si rivolse (Carm. III,13) promettendole “Anche tu sarai una fonte nobile / grazie a me che canto la quercia che domina / la grotta da cui zampilla / il mormorìo loquace delle tue acque”.